Dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio

Con dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio si intende quel riconoscimento legale ad opera del Tribunale Ecclesiastico che, in virtù del Diritto Canonico cattolico, riconosce la nullità del Sacramento del Matrimonio. Comunemente si parla di "annullamento della Rota", ma tecnicamente si tratta di un "riconoscimento di nullità".
Infatti secondo la dottrina cattolica il matrimonio è uno e inscindibile, pertanto non possono sussistere motivi di annullamento o risoluzione del matrimonio stesso. Se invece viene verificata ex post la sussistenza di una causa di nullità, tale da viziare la validità del matrimonio contratto, il Tribunale riconosce la nullità del vincolo e dichiara lo scioglimento dei coniugi dai diritti e dagli obblighi di coniugio.  

Confronto tra dichiarazione di nullità canonica e divorzio civile

La dichiarazione di nullità è diversa dal divorzio del diritto civile:
- il divorzio riconosce la validità del precedente matrimonio, ne stabilisce la fine e gli obblighi verso il coniuge più debole;
- la dichiarazione di nullità, invece, sancisce che (a livello giuridico) il MATRIMONIO PRECEDENTE NON C'È MAI STATO e quindi non sussistono obblighi a protezione del coniuge più debole.

Delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità

La sentenza di nullità matrimoniale emessa dai Tribunali della Chiesa non viene riconosciuta automaticamente dallo Stato Italiano; pertanto, affinché anche in Italia si abbia il riconoscimento della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale occorre esperire il cosiddetto “procedimento di delibazione” presso la compente Corte d’Appello italiana, in applicazione dell’ accordo tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica.
La delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio canonico, fa venir meno retroattivamente i suoi effetti civili fin dal giorno della sua celebrazione; il matrimonio, quindi, viene riconosciuto nullo.
Conseguentemente si producono i seguenti effetti:
- non è più necessario, dopo tre anni di separazione, esperire la procedura per il divorzio;
- vengono intaccati gli effetti patrimoniali della sentenza divorzile.
La delibazione non pregiudica assolutamente i diritti dei figli ed il loro status di figli legittimi. L’obbligo di mantenimento da parte dei genitori rimane pertanto del tutto inalterato.

Costi nullità matrimonio

ERRONEAMENTE SI RITIENE CHE I COSTI PER UNA CAUSA DI NULLITÀ SIANO ESORBITANTI.

Ciò non è vero perché periodicamente la CEI, Conferenza Episcopale Italiana, emette decreti con cui determina sia gli importi da sostenersi per le tasse giudiziarie che per gli onorari degli avvocati.
Il costo che un fedele deve sostenere per una causa di nullità riguarda due voci:
- il contributo richiesto dal Tribunale Ecclesiastico per le spese processuali (circa 525 euro per la parte attrice e 225 euro per la parte convenuta)(circa 525 euro per la parte attrice e 225 euro per la parte convenuta);
- l’onorario per il legale.
L’onorario per il legale, salva la possibilità per ragioni economiche del gratuito patrocinio, è compreso tra un minimo di euro 1.575 e un massimo di euro 2.992 qualora l’appello termini con un decreto di conferma; per il rinvio ad esame ordinario, l’onorario del patrocinio è compreso tra un minimo di euro 604 e un massimo di euro 1.207. A tale somma si devono aggiungere gli oneri fiscali previsti dalla legge.

La determinazione della misura dell’onorario:
- avviene a preventivo, per la parte attrice al momento dell’ammissione del libello e per la parte convenuta al momento della presentazione del mandato;
- avviene a consuntivo al momento della conclusione della fase istruttoria, previa presentazione al Preside del Collegio giudicante della distinta degli ulteriori oneri sostenuti dal patrono. La suddetta determinazione stabilisce la somma da richiedere dal patrono alla parte a titolo di compenso definitivo.
Il Preside del Collegio informa preventivamente le parti di quanto dovuto e viene redatto apposito documento che, sottoscritto dalle parti interessate, dagli avvocati e procuratori nonché dal Preside del Collegio, è conservato negli atti di causa.

Fonti

La fonte degli elementi e delle informazioni esposte nella presente pagina web è il codice di diritto canonico (abbreviato in CIC, dal titolo latino codex iuris canonici) promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983 ed è entrato in vigore il 27 novembre dello stesso anno.
Le stesse informazioni sono state corredate con commenti rinvenuti sulla pagina dell’enciclopedia online Wikipedia.
Fonti: http://www.avvocatorotalebrunochiara.it/diritto-canonico/nullita-del-matrimonio-canonico
 http://www.siti.chiesacattolica.it/pls/siti/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=938

Avvocato Gloria Mariano
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